
“BORN TO BE A UNICORN” 2022
Linda Finardi
25x30x8 cm ca
Terra shamottata, realizzazione a pollice
L’idea alla base di questo lavoro nasce guardando quanto le bambine di oggi sono attratte dall’animale unicorno. Un cavallo bianco, con la chioma colorata, gli occhioni grandi, un unico corno sul capo, è una delle immagini più riprodotte nel mercato di articoli per bambine: zaini, diari e in molti oggetti di uso scolastico, abbigliamento, l’unicorno è tema per feste di compleanno, giocattolo, bijoux, è personaggio di libri di biblioteche domestiche e qualsiasi cosa si possa inventare. Una volta al ristorante con amici, la loro giovanissima figlia aveva portato con sé e ammucchiato sul tavolo circa una ventina di piccoli unicorni colorati di cui sapeva di tutti il nome e me li presentò. “Born to be a unicorn” è uno degli slogan più diffusi in questi prodotti mirati.
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La preferenza per questo soggetto non è cosa recente; già da qualche generazione compare tra i giochi il cavallo in forma fantastica, ma sicuro, oggi l’unicorno e anzi gli unicorni sono particolarmente ambiti dalle più piccole: ricche collezioni di miniponi colorati e con il corno appartengono alle bambine contemporanee.
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L’unicorno può essere studiato in maniera approfondita certo nella storia dell’arte e dell’uomo tanto fa parte del nostro immaginario collettivo: legami con il rinoceronte preistorico, con possibili aberrazioni di animali, trasfigurazioni in miti, simbolo di qualità, virtù, attribuzione di poteri magici. L’unicorno è divenuto una iconografia moderna, anche ridondante nella cultura contemporanea se si guarda al mondo delle bambine o alle comunità LGBT+ altro esempio, dove l’ampio spettro di colori e dei loro abbinamenti sono tratto comune per l’espressione del sé. E perfino il settore finanziario utilizza l’unicorno per indicare le aziende con particolari caratteristiche che le rendono rarissime per il loro successo fuori dalla norma nell’economia a livello mondiale.
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Ma sono le bambine, grande comunità di appassionate, il riferimento principale di questo lavoro.
E’ il tratto della magia del corno che attrae in maniera fortissima le bambine. E se si va a vedere, in psicologia il pensiero magico nei bambini è spiegato con la sua utilità di ridurre l’ansia per l’ignoto, inventarsi soluzioni, nutrire speranze, gestire il proprio corpo nello spazio, etc., e anche negli adulti vi sono meccanismi simili con questa funzione.
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“Born to be a unicorn” vuole porre attenzione su questa preferenza di gusto contemporaneo delle più piccole e restituirlo nel ‘campo’ – per usare un termine caro al sociologo Bordieu – dell’arte. La possibile ipotesi sottostante questo gusto è che l’estetica dell’unicorno sia legata per le bambine alla costruzione dell’identità di genere; d’altronde la classica bambola veniva regalata loro per educarle al ruolo di madre, la nascita della Barbie in seguito ha stravolto il modello della donna e della bellezza, e oggi entrambe queste bambole appaiono surclassate dal magico, profumoso e colorato mondo immaginario dell’unicorno. Non sappiamo ancora se e come sarà espressa nelle pratiche del femminile questa “magia”, ma anche il fatto che l’astronauta Samantha Cristoforetti sia oggi testimonial del famoso marchio Barbie ci può far interrogare al riguardo.
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Il mio lavoro vuole così rappresentare una ricca collezione di piccoli totem, nati dalla sintesi dell’unicorno così amato dalle bambine di oggi e una rappresentazione antichissima della dea madre, in particolare quella ritrovata in località Turriga in Sardegna all’inizio del’900. E va per il senso in tre direttrici, quella della costruzione dell’identità di genere, il gioco/giocattolo che diventa riferimento esterno e simbolico così come un totem, e la riproducibilità che vuole dare il senso della generazione indagata.
Linda Finardi

Un piccolo Totem/giocattolo che anche l'osservatore può toccare e con cui si può misurare, per poi rimettere nella “collezione”.